Durante il suo confino a San Giorgio Lucano, tra il dicembre 1936 e il maggio 1937, Camilla Ravera scrisse un racconto intitolato “Una donna sola”. È la storia di Santa, una giovane contadina di una bellezza straordinaria, che subisce come tante una scelta non sua.
La donna riscatta poi tragicamente la propria libertà condannandosi al carcere, quando assume di fatto su di sé la responsabilità di una complicità psicologica, ambiguamente espressa con il silenzio, che, nel linguaggio esplicito e definitivo della legge, si formalizza nell’accusa di reale complicità nel delitto. E la scelta, solo in apparenza assurda e inutile, del carcere, da parte di Santa, esprime, al livello più profondo di una storia al femminile, la prima, dolorosa affermazione di un diritto, che finora alla donna del racconto è stato coerentemente negato, quello, ormai tragicamente ineliminabile, di voler disporre in prima persona della propria vita.
Il manoscritto è rimasto per molti anni in un cassetto ed è stato pubblicato solo nel 1988. L’opera, più breve e più scarna di altre, si colloca idealmente in quello spazio della storia della nostra letteratura che va da Fontamara al Cristo si è fermato a Eboli. Vi riluccicano gli arsi e maestosi paesaggi lucani, gli ulivi magici e i volti nudi e dignitosi dei braccianti. Un mondo poetico che completa una vita vissuta pienamente nel tormento della politica e della passione civile.
In apertura, un ritratto fotografico di Camilla Ravera (1889-1988), nominata senatrice a vita dal presidente della Repubblica Sandro Pertini, prima donna a ricevere tale nomina.